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Onde evitare di dire scemenze (visto che ho recentemente sperimentato la mia capacità di dirne di enormi) vi metto qui qualcosina che dovreste conoscere e che, per quanto mi riguarda, è stato molto formativo riguardo alla ricerca dell'uomo perfetto....peccato che uno come Sully ancora non si sia visto, ma la speranza è l'ultima a morire!
Ci sono occasioni in cui cercare qualcuno cui dare la colpa non ha alcun senso. Mio padre è morto perché un ragazzo gli è andato addosso con la macchina. Io non ce l'ho con questo tipo. Con il caso, con la sfiga, con gli dei, potrei, ma l'immagine di un misterioso qualcuno da odiare non mi viene alla mente. Forse perché non l'ho mai vist, o più probabilmente perché non solo non mi servirebbe a nulla, ma sarebbe la maniera migliore per imbrogliarmi con le mie mani. E quelli che cercano di farmi fessa mi stanno sul cazzo. Questo è un discorso. Tutto un altro è invece quello che riguarda quattro o cinque infide piccole luride volpi, che dopo aver sputato sulla vita e l'esistenza stessa di un gruppo ritenuto per chissà quale falso difetto alla nascita inferiore al loro infilano le zampe nella propria colpa e alzandole orgogliosamente lorde di sangue chiedono alle famiglie dei morti sul lavoro un risarcimento danni: "Vogliamo essere risarciti per le lacrime che avete sparso a causa nostra, per la perdita della sicurezza economica che avete sofferto, eccheppalle, sempre a causa nostra. Noi non vogliamo vincere, su di voi. Vogliamo stravincere. Nei secoli dei secoli amen."
Ringrazio la fortuna e il caso per questi talenti che dovrei avere, perché alla nascita ero già una futura studentessa, discendente di un nonno che lavorava in catena di montaggio. Di un padre che senza una lira ha scalato gli strati sociali a colpi di merito, e mi ha permesso di immaginare cosa avrei voluto fare nella vita, e non di ritrovarmi buttata nel "fare per campare". Mi è stato dato il lusso di scegliere e poi cambiare idea, di fare la vita della studentessa e non dell'operaia. Di avere gli orari che scelgo e di non svegliarmi alle cinque del mattino per andare al lavoro. E' vero, i cervelli scappano dall'Italia. Beh, io non sono un cervello, sono fortunata anche in questo. E che fortuna poter pensare di cercare occasioni di scoperte e meraviglia nel lavoro che si è scelto. E sì, bisognerà fare fatica, e prevedo da parte mia scazzi, e testate al muro, e so che mi lamenterò. Ma non uscirò di casa chiedendomi se creperò bruciata viva. Bruciata, e poi dimenticata con gli altri come me, e poi tirata fuori dalla tomba e usata come un burattino, agitata davanti agli occhi di chi mi ha voluto bene dagli stessi che mi hanno cacciato sottoterra. Va bene che lo studente si lamenti del suo non essere considerato. Va bene che lo faccia finché non comincia a crederci sul serio. E non è "Ok, noi non crepiamo come mosche MA". Non c'è nessun "ma". Il diritto alla lamentela è concesso, ma le favole lasciamole ai bambini.
Sulla metropolitana sale un nutrito gruppo di turisti: uno più grasso dell'altro, un più sudato dell'altro, uno più caciarone dell'altro, uno più americano dell'altro. Mentre la temperatura sale e sale e i grassoni sudano e sudano e sudo anch'io per simpatia vedo una coppia che si muove in maniera ben bizzarra: lui è dietro, ha le mani sulle spalle di lei e la spinge in avanti dirigendola verso...non so verso cosa, ha doppiato parecchi sedili senza fare una piega. Scendono dalla metro, davanti a me, e continuano a camminare nella stessa maniera, ovviamente senza dirsi una parola dato che è difficile parlarsi quando non puoi guardarti in faccia. Arriviamo alle scale, mi chiedo cosa faranno. Domanda inutile: salgono, sempre nella stessa maniera, con lui che sembra appeso alle spalle di lei. Sono mesi che mi interrogo sulla posizione delle donne nelle coppie. Mesi che cerco di capire soprattutto quale ruolo abbia la donna nelle coppie che durano più a lungo, tentando di fare una statistica (spuria, mi rendo conto, ma non ho dati su base nazionale). Sto cercando di individuare una coppia dove la "lei" mi somigli un po'. Manco a farlo apposta mi sembra che tutte le ragazze che condividono qualcosa con me (molte delle quali sono mie amiche) siano, va da sè, single. Ho un'idea circamenoquasi del tipo di rapporto che farebbe per me, solo che non lo vedo riprodotto in giro.
Allora, non so se questo sta diventando un blog pallosissimo io cui ogni due per tre io mi lamento. E' possibile. Mi lamento uguale, datemi un secondo..
CHEPPALLECHEPPALLECHEPPALLECHEPPPALLECHEPPALLE!
Ok (Viola si ricompone). Un esame che mi sta sfilettando il cervello come se fosse una patata. Una materia completamente nuova. Uso le metafore da quando sono una gnappina con il diario con il lucchetto ma non sarei assolutamente in grado di spiegare COS'E' una metafora. Sono come Winona Rider in "Giovani, carini e disoccupati", quando la tipa le dice "Definisca l'ironia" e lei rimane tartagliante lì nell'ascensore finché non si chiudono le porte. Insomma, non dovrei, tipo...studiare qualcosa di PERTINENTE al mio possibile futuro impiego? I centocinquantaduemila esami sui test e le scale e i questionari sono una palla, d'accordo, ma perfino io capisco che potrebbe servire, un giorno (limitatamente, perché voglio vedere quanto ricorderò di questi esami una volta che avrò un vero questionario davanti, quindi si tratterà di ricominciare tutto da capo). Mentre non capisco perché mi tocchi andare a lettere a dare un esame di cui mai nessuno mi chiederà conto. O forse... Pandarius, accorri in mio soccorso, dimmi che a qualcosa serve saper distinguere le vocali in aperte e chiuse e un'occlusiva da un'affricata!!!
Nessuna pietà per gli stolti, mi ha detto un giorno qualcuno. Adesso mi sento di condividere questo giudizio, o forse è una maledizione, nel qual caso la condivido ancora di più. E "nessuna pietà" non è "non ti aiuto nemmeno se affoghi" è "ti spengo le sigarette sulla fronte e ci gioco a tris mentre affoghi".
Attenderò saltellando impaziente fino a questo Novembre per giocare al seguito della mia avventura grafica preferita: si lo so, c'erano Monkey Island e Broken Sword, e Gabriel Knight. E poi è arrivato Still Life: un giallo investigativo dove il personaggio principale è una donna, cazzutissima agente dell'FBI che parla come mangia (tradotto: bei dialoghi e bel doppiaggio) ed è la figlia di un ex investigatore privato ora in pensione, investigatore che in gioventù ha avuto una storia d'amore con una prostituta di Praga, uccisa poi da un misterioso serial killer pittore. Il serial killer è (ovviamente) tornato, perché anche se l'originale è impazzito ed è troppo vecchio c'è qualcuno a Chicago che ne emula le sanguinarie gesta. Still Life termina con un punto interrogativo, poi la Microids fallisce e il preannunciato seguito sembra naufragare finché il dio delle avventure grafiche fa risorgere dalla sue ceneri la Microids e... a novembre saprò come finisce l'avventura di Victoria McPherson. Fino ad allora questo trailer è tutto ciò che posso mostrare (e guardare avidamente). Tenete presente che nonostante il gioco sia un'avventura grafica, e non un Silent Hill o un Resident Evil l'atmosfera resta inquietante, e se il seguito seguirà le orme del primo prevedo veri e propri salti sulla sedia. Buona visione! (durata: circa 50 secondi)
Ok, non so cosa sia un blackberry: cerco su internet e vedo che è un cellulare avido. Un cellulare che visto che è avido è anche brutto.Leggo le specifiche, e mi chiedo che se ne fa una persona della possibilità di chattare dal cellulare se tanto c'è un computer praticamente in ogni angolo terrestre. Uno le mail se le legge quando arriva a casa o al lavoro, no? Così ha anche un po' di tempo per leggere, magari, o spaparanzarsi sul divano, o quello che vi pare. Il mio cellulare mi piace, è cicciottoso e a conchiglia, non uso i giochi, tengo 5 foto in croce e ovviamente l'iconcina del menù che dice "web" è intoccata da sempre e intoccabile per sempre, visti i costi. Però Se avessi soldi da spandere e spendere... Altro che Blackberry QUESTA!
...allora ce la faccio andare io. Porca miseria, ancora non riesco a scrollarmi di dosso i fantasmi. Perché Gabri ha ragione, il poster del grande freddo eccetera, però io continuo a pensare che non può durare. E quando il mio amico dice che sa che l'amicizia non dura per sempre io penso che lo so, ma che mi auguro che non vada sempre così. Soprattutto non con quelle che ho ora. Non ho mai "fatto" niente, non è per questo che si sono interrotte alcune amicizie antiche. E' sempre stato perché sono stata qualcosa. Principalmente me. E se al liceo ho accettato più o meno tranquillamente che il mio più caro amico mi guardasse le unghie, che quella settimana erano blu elettrico, e mi dicesse "non mi piace come stai diventando" sparendo più o meno immediatamente dalla mia vita, è alle medie che è successo tutto. Perché quei 12 milanesi radical-chic erano abbastanza infarinati di psicologia spicciola da non dire "hai delle unghie da pazza e io sono square" ma piuttosto "sei sotto una campana di vetro e non riusciamo a raggiungerti", con il risultato che io CI CREDEVO, e pensavo "oh mio dio, come ne esco, che non me ne accorgo nemmeno?" Cretina. Cretinacretinacretina. La cosa che più mi fa sentire patetica è che ci ho anche provato, ad essere come loro. Con il risultato che, almeno ai miei occhi, ero comunque sempre inadeguata. Risultato? Ho DECISO di non seguire la moda, di portarmi sempre un libro alle feste, di NON ascoltare la musica che ascoltavano tutti. Tanto ero sempre fuori, e visto che dovevo soffrirne allora tanto valeva che ascoltassi solo musica classica, se non altro poteva sembrare che io li snobbassi tanto quanto mi snobbavano loro. Tre anni di medie. Tre anni di compleanni, e qui arriviamo al punto. Ogni anno questa cazzo di festa di compleanno, che dovevo fare perché sennò 1)che sfigata sei e 2)sembra che ce l'hai con loro, e anche se è vero non deve essere palese. E mi sembrava sempre non all'altezza: i miei compagni, a 12-13 anni pretendevano di essere INTRATTENUTI e io, invece di pensare "ma guarda che teste di cazzo" pensavo che, tanto per cambiare, avevo sbagliato. A pensarci adesso mi vien voglia di prendermi a calci, so anche che mi dovrei concentrare su di ME e non dare colpe ad altri, ma non riesco ad impedirmelo, e quando capita che ne incontri uno per caso, di questi ex compagni, non posso trattenermi dal desiderare di passar loro sopra con un trattore. Fatta salva un'unica, luminosa eccezione, un amico che al tempo era un brutto anatroccolo tanto quanto me e soprattutto, come me, un figlio di persone normali e non di baronessine o magnati, o imprenditori che da seimila anni fanno i divani. Bene, ora che i milanesi sono morti e sepolti tutto va bene e siamo contenti. A parte il fatto che ho affossato, per la seconda volta, questo cavolo di pic nic, che invece di essere un'occasione contenta come è sempre è diventato una spada sospesa sulla mia testa, perché è in qualche modo, alla lontana, legato al mio compleanno. Io lo odio il mio compleanno. Non voglio avere aspettative, non voglio rimanerci male, ho talmente tanta paura che lo mando a puttane io stessa. Perché ho già avuto troppo il giorno del saggio, e l'ira degli dei non si sfida.